giovedì 7 ottobre 2010

Chi cerca trova...


Tempo fa, quando mi stavo avvicinando al birdwatching o più in generale al biowatching ho capito una verità fondamentale: esistono cose che se non le cerchi non le vedi. Basta chiedere a un qualunque cittadino milanese quali siano gli uccelli che popolano la sua metropoli e verosimilmente questi risponderebbe piccioni e passerotti, magari qualcuno più attento aggiungerebbe i merli. La realtà è molto diversa, nonostante l'avifauna locale si stia drasticamente riducendo è ancora possibile scorgere in città cornacchie, gheppi, storni, germani reali; sui confini della città anche aironi bianchi e rossi, garzette e qualche cicogna. Questi sono i più comuni ma ce sono parecchi altri. Perché la gente non li nota? Semplice: primo perché non li conosce, secondo perché non li cerca. A me per primo è capitato di "scoprire" da un giorno all'altro gli storni e vi posso assicurare che ne abbiamo a migliaia. E si che con la livrea iridescente che si ritrovano e la stazza nettamente maggiore sono inconfondibili da un passero! La domanda legittima che tanti si pongono è perché osservare queste cose, la risposta naturale è per curiosità. Curiosità di sapere quello che ci circonda e di vedere qualcosa di diverso tra queste quattro casermone di mattoni.

Se al posto di insegnare ai bambini le abitudini del leone, del coccodrillo e peggio ancora l'ipotetica biologia di un dinosauro, magari si provasse a stimolare la loro curiosità e a fargli notare la natura del quotidiano, quella giardino sotto casa e del parchetto della scuola forse potremmo incominciare a parlare di reale educazione ambientale.

Ma d'altronde vuoi mettere quanto sia entusiasmante per i docenti l'intero ciclo riproduttivo del pangolino nano della Manciuria rispetto al fatto che le cornacchie (anche quelle che ci svolazzano sopra la testa, senza bisogno di andare chissàdove) stanno imparando ad usare rudimentali attrezzi?

Non voglio dire in generale che una cosa debba escludere l'altra ma se si hanno a disposizione tempo ed energia limitati (leggi ore di lezione e capacità cognitiva del moccioso) forse sarebbe meglio investirli in modo migliore. Essere consapevoli del proprio microcosmo per comprendere il macrocosmo E NON VICEVERSA, CAZZO.

Esempio: parliamo ai bambini di catastrofi ambientali di proporzioni epiche accadute in posti di cui neppure conoscono l'esistenza, spiegandogli che è male rovesciare una petroliera in mare, poi stufi delle tartarughine acquatiche che abbiamo in casa le facciamo "liberare" al suddetto infante in uno stagno del parco sud causando lo stesso effetto che si otterrebbe sguinzagliando Godzilla per il centro di Tokyo. Già, perché l'innocua tartarughina in realtà è un piccolo e voracissimo mostro carnivoro che una volta raggiunte medie dimensioni non ha predatori naturali nel nostro ambiente e spazzerebbe via ogni forma ittica presente. Non lo sapevate? Però scommetto che grazie ai fondamentali insegnamenti del professore di scienze sapreste distinguere un tirannosauro da un brontosauro, utile informazione IN CASO DI VIAGGI NEL TEMPO.

Bene, dopo un po' di sana quanto sterile polemica vi lascio con un'immagine che riassume ciò che dicevo a inizio blog: se no lo cerchi non lo vedi :D



Ninjasaluti a tutti!
P.S. maledetta demo di Ninja Gaiden che mi sta facendo andare in fissa!!!

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